Care e Cari, Voi che leggete,
entriamo nel mese di Maggio con grande gioia e speranza. Dopo un inverno difficile, e un inizio di primavera instabile, tenue e a volte duro, adesso possiamo cominciare a godere appieno del calore di questo nuovo Sole, così promettente. Ed è proprio del rapporto che noi umani instauriamo col Sole che voglio scrivere.
Spesso, nelle mattine, mi ritrovo con lo sguardo verso l’alto, oppure, durante i tramonti, verso l’orizzonte. Tengo gli occhi fissi. Ma in realtà non sono io a decidere che restino lì, è piuttosto l’effetto di una forza. Come fossero attratti da quella calamita abbagliante, rotonda, perfetta. Allora, mi balena nella mente una domanda: senza il Sole, come potrebbe nascere il giorno, e quindi la luce?
Se l’occhio non fosse di natura solare, non potrebbe guardare il sole – Johann Wolfgang von Goethe
A proposito di ciò, il filologo e storico delle religioni Károly Kerényi, scrive nel suo saggio Figlie del Sole, “Gli occhi attingono il senso e la sostanza del loro essere dalla luce solare”. Se abbiamo gli occhi, dunque, è perché esiste la luce, e perché possiamo vederla. Altrimenti non li avremmo, ci muoveremmo al buio, e forse proprio per questo non ci muoveremmo affatto. Resteremmo immobili, probabilmente moriremmo presto. Non esisterebbero né l’umanità, né i regni animale, vegetale e minerale.
Andiamo all’opposto. Il buio. Ci è necessario per vedere la luce. E ciò vuol dire che tutto quel che è oscuro, freddo, indecifrabile, va esperito, conosciuto, per imparare a capire e a distinguere, per sapere che è buio e che luce non è. Allo stesso modo, nella nostra vita, quando ci capitano situazioni ed eventi che hanno a che fare con l’oscurità, con la freddezza e con l’indecifrabilità, abbiamo il diritto e il compito di viverli così come sono, come fossero una sorta di addestramento o una scuola, che dalla negazione della vista ci portano a spingerci verso la ricerca e l’affermazione della stessa. Istintivamente, troveremmo il modo di liberarci da essi, e di andare verso un luogo dove risplende la chiarezza e regna il calore. Fare qualche gita nell’oscurità è sano, fa parte della vita. Del resto, è il contrasto fra i contrari a creare il senso di unione e di equilibrio.
Parecchie civiltà antiche conferivano al Sole una natura divina. Ad esempio gli Egizi, nella figura del dio Ra, o i Greci, nella figura di Helios. Nella Grecia preellenica ed ellenica, vi era l’usanza di rivolgersi al dio mandandogli baci con la mano. Non solo, oltre a riconoscerlo come dio, queste civiltà gli attribuivano anche un ruolo paterno, e quindi creatore di tutte le cose esistenti. Questa tradizione è rimasta nei secoli, e dai culti pagani è penetrata fino all’occidente cristiano. Ce lo raccontano i Tarocchi. Come alcuni di Voi già sicuramente sanno, c’è un arcano dedicato proprio al Sole, il numero XVIIII. Rappresenta, come primo significato, per l’appunto l’archetipo paterno, seguito dal calore, ovvero della temperatura necessaria sulla Terra per poter far sì che si generi la vita, nel senso biologico, o qualcosa di nuovo, a livello sia materiale sia spirituale. L’arcano “Il Sole” ci guarda dritto negli occhi, e al suo sguardo irresistibile non possiamo sfuggire. E mentre questa comunicazione visiva accade, noi respiriamo la sua luce dalle narici, ci nutriamo assorbendola attraverso i pori della pelle. Si direbbe, a tutti gli effetti, un contatto amoroso. Tutto ciò che avviene e si mostra alla luce del sole, come dice il detto, non ha nulla di cui temere, e rappresenta anche una garanzia di fiducia e di trasparenza, non presenta ombre, nessuna zona inaccessibile o indecifrabile. A testimonianza di ciò, nella parte inferiore dell’arcano sono raffigurati due fanciulli che si vengono incontro. Sono quasi completamente nudi, hanno uno sguardo benevolo, gli occhi spalancati, le braccia aperte e protese verso l’altro. Ciò ci racconta che l’effetto divino, paterno, rassicurante, e creatore del Sole, si ripercuote anche a livello umano, dandoci un esempio di valori su cui fondare la nostra coscienza e i nostri sentimenti. Ci rende propensi alla condivisione, alla partecipazione, all’unione con un altro essere, e con il resto della Natura.
Chi dice che il Sole non può parlarmi? Il Sole ha una grande ardente coscienza, e io ho una piccola ardente coscienza. Se riesco a liberarmi dal laccio dei sentimenti e delle idee personali e scendo giù giù fino al nudo essere solare che è in me, allora il Sole ed io possiamo unirci ora per ora, da una parte all’altra può scambiarsi l’ardore; e mentre il Sole dà a me vita, una vita solare, io mando a lui un piccolo esiguo fuoco dal mondo del focoso sangue. – David Herbert Lawrence
È proprio come scrive il poeta Lawrence. Perché mettere in dubbio che il Sole possa comunicare con noi? Lo stesso si potrebbe dire dei Tarocchi, che attraverso le loro immagini ci parlano rivelandoci messaggi preziosi. Credere, avere fiducia. Grande Sole, piccolo Sole, uniti tra loro.
Ho messo la carta de Il Sole al centro del mio petto. Chiudo gli occhi. Mi ricorda che ho un piccolo cuore dentro di me, che al Sole naturale si ispira e che ama con grande gioia. Gli mando baci continui, attraverso ogni battito.
Spero che queste parole vi abbiano regalato qualcosa.
Buon calore, buona vita.
Con cura e gioia,
Francesca
